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LO SWING MIGLIORE
11/12/2023


Quale è lo swing migliore?
Questa domanda sembra riassumere la ricerca eterna di ogni golfista, trovare lo swing perfetto per tirare la palla in modo perfetto.
Nella storia del golf, come nella storia di ogni cosa, si è sempre gridato all'ultima scoperta come la soluzione a ogni male, soprattutto quando non si capisce una cosa, chi te la vuole spiegare comincia a sfornare numeri per convincerti che una teoria è migliore di un'altra.
Potremmo divagare quanto vogliamo, dalla finanza alla medicina, ma rimaniamo sul tema “golf”.
La fine dell'era antica viene comunemente identificata con l'addio al golf di Bobby Jones.
Jones aveva uno swing molto elegante per una sua grazia di esecuzione ma a guardarlo con gli occhi di oggi si nota il gioco di gambe quasi da ballerino, bastone con più piani di un grattacielo e gomiti che appaiono posizionati nel peggiore dei modi in ogni fase dello swing, compreso l'address.
Il suo sfidante storico, Walter Hagen, giocava con uno swing completamente differente, un gioco fatto di errori e di altrettanti recuperi, uno swing più nervoso in cui la faccia del bastone viene guidata anzichè essere lanciata.
Comunque Jones fu il giocatore (dilettante) più forte del suo tempo compresi i professionisti (non passò mai al professionismo) e fu lui il più copiato.
Col suo addio al golf, oltre che al torneo The Masters, lasciò la certezza che per giocare bene bastava mantenere le braccia sciolte e avere il ritmo giusto.
Lo swing di Jones fu dichiarato il migliore e furono in molti a tentare di imitarlo.
Dopo di lui arrivò il duo Ben Hogan - Sam Snead, entrambi nati nel 1912 ed entrambi con swing più canonici secondo la tecnica odierna.
Sam Snead giocava con uno swing che definirei “asciutto” con un bastone che rispettava molto di più quello che è il piano dello shaft, cioè il bastone alterava molto poco la sua inclinazione rispetto al terreno durante tutto lo swing, uno swing più lineare, accompagnato da un ritmo esemplare.
Ben Hogan giocò con uno swing più veloce e potente, costruito per evitare un hook, una mano sinistra leggermente aperta e un'attenzione al piano dello swing che è passata alla storia.
Con Hogan gli avambracci dovevano essere vicini (come se fossero fasciati stretti fra di loro) in totale contrapposizione con quelli di Jones, il piano dello swing era un limite che il baastone non doveva mai oltrepassare, inoltre mi piace far notare che nel suo celebre libro "Five Lessons" non parla mai di gioco corto né tantomeno di putt.
Il libro di Hogan fu la bibbia per molti anni, tutti lo rispettarono e tutti si convinsero che quello era il sistema giusto per trovare il loro swing migliore.
Dopo Hogan arrivò Arnold Palmer seguito a ruota da Jack Nicklaus.
Palmer giocava a piani invertiti e con un finish iconico che solo lui ha fatto, scombussolò tutte le sicurezze che Hogan aveva dato ai golfisti di tutto il mondo; Arnold giocava sempre all'attacco e con un putt aggressivo, il suo consiglio “never up never in” fu uno dei primi riguardanti la strategia del putting.
Quando tutto sembrò nuovamente chiaro, Jack arrivò con uno swing ancora più potente in cui il movimento delle gambe e delle braccia generavano un swing ai limiti del piano dello swing, da recuperare nell'ultimo tratto del downswing e il cui punto forte fu il follow-through e un'analisi attenta del divot.
Jack col suo maestro Jack Grout creò crearono un nuovo modo di affrontare il campo da golf, nessuna eccellenza particolare nel gioco intorno al green e nei colpi corti, invece un'attenzione alla strategia di gioco mai vista prima, con un putt dalla media e lunga distanza praticamente invincibile che gli ha permesso di diventare il giocatore con il maggior numero di major vinti.
A questo punto la nuova sicurezza diventò la strategia di gioco, purtroppo svanì presto quando a dominare il golf mondiale ci pensò Severiano Ballesteros.
Con Severiano (soprattutto il Seve dei primi anni) si dovette dire addio alla strategia, erano invece l'atteggiamento psicologico e sentirsi vincenti gli elementi importanti, la tecnica in generale non era poi così importante se si aveva un ottimo gioco corto.
Con Severiano e dopo tutti questi long-hitter a fila, almeno la potenza sembrava un elemento certo per giocare bene a golf.
Purtroppo arrivò Nick Faldo che è stato probabilmente il giocatore più corto, in rapporto alla sua era, ad avere dominato il golf mondiale; fu così che improvvisamente ogni dilettante poté pensare di diventare un ottimo giocatore; con Nick iniziò l'era del “meglio corti ma precisi”.
Faldo piacque a ogni golfista perché regalò il sogno tanto atteso e col suo maestro Leadbetter vendette in tutto il mondo cassette per imparare il golf stando sul divano di casa.
Severiano era palesemente irraggiungibile, nessuno avrebbe osato copiarlo, Nick invece regalò a tutti i golfisti questo sogno, presto però tutti si svegliarono quando capirono che non era possibile imparare guardando una cassetta video, si impaurirono come se fosse arrivato l'uomo nero...
...infatti arrivò proprio l'uomo nero.
Dopo Nick ci fu Tiger Woods, swing esemplare e un gioco aggressivo, non mancavano gli errori ma i recuperi sono leggenda.
Con Tiger si è scoperto che quello che si credeva con Faldo non bastava più, era necessario assemblare Faldo e Severiano, e Nicklaus a Palmer.
Tiger ha messo insieme tutto quello che ci è stato prima, ha sgretolato ogni teoria facendo capire che si può essere vincenti giocando in tanti modi diversi, attaccando, difendendo, con ogni tipo di effetto, anche con un ginocchio messo male.
Questo “tutto” secondo me ha generato la frenesia del momento accompagnata da una moltitudine di numeri, perché meno si capisce una cosa più numeri ci servono, oltre una certa soglia si fa solo tilt.
Adesso stiamo vivendo un bellissimo momento golfistico, nessuno primeggia in assoluto, non esiste uno swing migliore di un altro, Jon Rahm, Rory McIlroy, Jordan Spieth, Bryson Dechambeau ecc... potremmo perdere tempo a parlare delle differenze, ma lo scopo di questo articolo è quello di far capire che lo swing migliore è quello che permette di giocare al meglio in base ai risultati che ci si aspetta di ottenere, quello che ci fa fare meno colpi.
Con questo articolo abbiamo capito che lo swing è come un fucile che può sparare più o meno precisamente, più o meno lontano, ma che per vincere una battaglia serve molto di più.
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